Lovecraft Zero

Lovecraft Zero - volume 5 - Il Rito
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Per informazioni sul curatore della collana: massimospiga.blogspot.com.
In questo volume Il racconto breve Il Rito (The Festival), scritto nel 1923 e pubblicato per la prima volta sul magazine Weird Tales nel 1925.
Sinossi
Guidato dagli scritti dei suoi antenati, un uomo giunge nella tetra cittadina di Kingsport. Il suo obiettivo è quello di partecipare all’ancestrale rito di Yuletide, un’antica tradizione di famiglia. Sebbene Yuletide non sia altro che la celebrazione pagana della primavera ventura, lo sfortunato protagonista scoprirà che i suoi avi si inginocchiavano a ben altri Dei.
Tempo di lettura stimato
10 minuti.
Incipit
Ero lontano da casa, perso nel fascino dell’oceano orientale. Lo sentivo frangersi sugli scogli, mentre il Sole tramontava all’orizzonte. La mia destinazione si trovava poco oltre la collina, dove i salici ritorti ondeggiavano sotto un cielo terso, illuminato dalle prime luci della sera. Camminavo per una strada coperta di neve fresca. Si inerpicava, solitaria, nella stessa direzione in cui vedevo Aldebaran scintillare tra le cime degli alberi, verso quell’antica città che non avevo mai visitato, se non in sogno. Ero stato spinto a raggiungerla dai miei antenati. 
Era Yuletide, anche se gli umani chiamano “Natale” questa ricorrenza, pur sapendo in cuor loro che è più antica di Betlemme e Babilonia, di Menfi e dello stesso genere umano. Era Yuletide, ed io ero infine giunto all’antico borgo di mare in cui la mia gente, in tempi remoti, aveva abitato e celebrato il rito, quando esso era ancora proibito. Avevano imposto ai loro figli di celebrare la cerimonia una volta per ogni secolo, cosicché la memoria dei segreti primigeni non andasse perduta.
Maggio 16

Lovecraft Zero - volume 5 - Il Rito

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In questo volume
Il racconto breve Il Rito (The Festival), scritto nel 1923 e pubblicato per la prima volta sul magazine Weird Tales nel 1925.


Sinossi

Guidato dagli scritti dei suoi antenati, un uomo giunge nella tetra cittadina di Kingsport. Il suo obiettivo è quello di partecipare all’ancestrale rito di Yuletide, un’antica tradizione di famiglia. Sebbene Yuletide non sia altro che la celebrazione pagana della primavera ventura, lo sfortunato protagonista scoprirà che i suoi avi si inginocchiavano a ben altri Dei.

Tempo di lettura stimato

10 minuti.

Incipit

Ero lontano da casa, perso nel fascino dell’oceano orientale. Lo sentivo frangersi sugli scogli, mentre il Sole tramontava all’orizzonte. La mia destinazione si trovava poco oltre la collina, dove i salici ritorti ondeggiavano sotto un cielo terso, illuminato dalle prime luci della sera. Camminavo per una strada coperta di neve fresca. Si inerpicava, solitaria, nella stessa direzione in cui vedevo Aldebaran scintillare tra le cime degli alberi, verso quell’antica città che non avevo mai visitato, se non in sogno. Ero stato spinto a raggiungerla dai miei antenati. 

Era Yuletide, anche se gli umani chiamano “Natale” questa ricorrenza, pur sapendo in cuor loro che è più antica di Betlemme e Babilonia, di Menfi e dello stesso genere umano. Era Yuletide, ed io ero infine giunto all’antico borgo di mare in cui la mia gente, in tempi remoti, aveva abitato e celebrato il rito, quando esso era ancora proibito. Avevano imposto ai loro figli di celebrare la cerimonia una volta per ogni secolo, cosicché la memoria dei segreti primigeni non andasse perduta.

Lovecraft Zero - volume 4 - Altrove
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In questo volume Il racconto breve Altrove (From Beyond), scritto nel 1920 e pubblicato per la prima volta sul magazine The Fantasy Fan nel 1934.
Sinossi
Grazie alla sua ultima invenzione, lo scienziato Crawford Tillighast riesce a risvegliare organi sensoriali dormienti nel corpo del narratore, permettendogli di percepire il nostro mondo per come è veramente, oltre al velo che la misericordiosa Natura ha posto sulle nostre percezioni. Una realtà abitata da creature inconcepibili che, non viste, vivono ad un soffio di distanza da ognuno di noi… 
Tempo di lettura stimato
10 minuti.
Un estratto del testo
«Cosa sappiamo del mondo che ci circonda?» disse Tillinghast «Percepiamo il mondo attraverso una gamma ridicola di organi sensoriali. Le idee che riusciamo a formulare sulla realtà che ci circonda sono infinitamente ristrette. Vediamo nel modo in cui siamo stati costruiti per vedere, e non possiamo azzardare nessuna vera ipotesi sulla  Natura assoluta del mondo. Con cinque patetici sensi, pretendiamo di comprendere un cosmo complesso oltre ogni più sfrenata concezione. Eppure, altri esseri con una più ampia, più potente o, comunque, diversa gamma di sensi potrebbero non solo percepire la realtà di cui abbiamo esperienza in modo diverso, ma potrebbero avere accesso e studiare interi reami di materia, energia e vita che sono a portata di mano, eppure sfuggono ai nostri organi sensoriali. Ho sempre creduto che questi strani, inaccessibili mondi esistano tutt’intorno a noi: ora credo di aver trovato il modo di sfondare le barriere che ci separano. Non scherzo. Entro ventiquattr’ore, quella macchina accanto al tavolo genererà delle onde: stimoleranno organi sensoriali che possediamo, ma non riconosciamo come tali. Forse si sono atrofizzati. Forse, sono ancora in una fase evolutiva rudimentale. Quelle onde ci apriranno panorami finora sconosciuti all’umanità. Cose ignote a quella che definiamo vita organica. Anche noi saremo capaci di percepire ciò che fa latrare i cani nelle tenebre, ciò che fa rizzare le orecchie ai gatti dopo mezzanotte. Noi vedremo queste cose, ed altre che nessun essere vivente ha mai osservato. Percepiremo quel che si trova oltre il tempo, lo spazio e le dimensioni. Pur senza muoverci, saremo testimoni delle fondamenta del creato.»
Apr 7

Lovecraft Zero - volume 4 - Altrove

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Per informazioni sul curatore della collana: massimospiga.blogspot.com.

In questo volume
Il racconto breve Altrove (From Beyond), scritto nel 1920 e pubblicato per la prima volta sul magazine The Fantasy Fan nel 1934.


Sinossi

Grazie alla sua ultima invenzione, lo scienziato Crawford Tillighast riesce a risvegliare organi sensoriali dormienti nel corpo del narratore, permettendogli di percepire il nostro mondo per come è veramente, oltre al velo che la misericordiosa Natura ha posto sulle nostre percezioni. Una realtà abitata da creature inconcepibili che, non viste, vivono ad un soffio di distanza da ognuno di noi… 

Tempo di lettura stimato

10 minuti.

Un estratto del testo

«Cosa sappiamo del mondo che ci circonda?» disse Tillinghast «Percepiamo il mondo attraverso una gamma ridicola di organi sensoriali. Le idee che riusciamo a formulare sulla realtà che ci circonda sono infinitamente ristrette. Vediamo nel modo in cui siamo stati costruiti per vedere, e non possiamo azzardare nessuna vera ipotesi sulla  Natura assoluta del mondo. Con cinque patetici sensi, pretendiamo di comprendere un cosmo complesso oltre ogni più sfrenata concezione. Eppure, altri esseri con una più ampia, più potente o, comunque, diversa gamma di sensi potrebbero non solo percepire la realtà di cui abbiamo esperienza in modo diverso, ma potrebbero avere accesso e studiare interi reami di materia, energia e vita che sono a portata di mano, eppure sfuggono ai nostri organi sensoriali. Ho sempre creduto che questi strani, inaccessibili mondi esistano tutt’intorno a noi: ora credo di aver trovato il modo di sfondare le barriere che ci separano. Non scherzo. Entro ventiquattr’ore, quella macchina accanto al tavolo genererà delle onde: stimoleranno organi sensoriali che possediamo, ma non riconosciamo come tali. Forse si sono atrofizzati. Forse, sono ancora in una fase evolutiva rudimentale. Quelle onde ci apriranno panorami finora sconosciuti all’umanità. Cose ignote a quella che definiamo vita organica. Anche noi saremo capaci di percepire ciò che fa latrare i cani nelle tenebre, ciò che fa rizzare le orecchie ai gatti dopo mezzanotte. Noi vedremo queste cose, ed altre che nessun essere vivente ha mai osservato. Percepiremo quel che si trova oltre il tempo, lo spazio e le dimensioni. Pur senza muoverci, saremo testimoni delle fondamenta del creato.»

Lovecraft Zero - volume 3 - Estraneo
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In questo volumeIl racconto breve Estraneo, scritto nel 1921 e pubblicato per la prima volta sul magazine Weird Tales nel 1926. 
Sinossi
Il misterioso protagonista di questa storia vive in un castello diroccato, cinto da una foresta che pare infinita, in cui la luce non giunge mai. Non ha alcun ricordo del suo passato ed è tormentato dalla solitudine. Quando decide di fuggire dalla sua dimora, alla ricerca dell’agognata luce del Sole, mette in moto una serie di eventi che gli riveleranno la natura del suo mondo e della sua stessa esistenza.
Tempo di lettura stimato
10 minuti.
Incipit
Infelice. 
Chi ricorda l’infanzia e prova soltanto paura e tristezza. Chi, guardando al passato, non vede altro che ore solitarie spese in sale lugubri, ornate di pesanti tendaggi e file vertiginose di libri antichi. Oppure veglie timorose, trascorse tra boschi crepuscolari fitti di alberi grotteschi, sproporzionati, strangolati dalle liane. I loro rami ritorti ondeggiavano piano, senza far rumore. Questo è il destino che gli dei mi hanno concesso. Torpore, delusione. Per me che sono arido e logoro. E’ un paradosso, ma questi ricordi sanno anche darmi gioia. Nei momenti in cui la mia mente si arrischia a spingersi oltre, mi aggrappo ad essi con tutte le mie forze.
Non so dove sono nato. Il castello in cui ha vissuto è infinitamente vecchio. Turpe. Crivellato da corridoi senza luce. Coperto da soffitti così alti da essere invisibili, ostruiti da ombre e ragnatele. Le pareti dei corridoi erano ammorbate da una umidità innaturale, e su tutto dominava un tanfo maligno: mucchi di cadaveri appartenenti a generazioni morte. Non c’era luce. Talvolta accendevo qualche candela e la fissavo a lungo. Mi dava sollievo. Non c’era alcun Sole oltre le finestre, perché alberi terribili sovrastavano ogni torrione accessibile. Solo una torre nera superava le fronde e si affacciava ad un cielo per me ignoto. In parte diroccata, la torre aveva una cima quasi irraggiungibile, se non scalandone le nude pareti, pietra dopo pietra.
Gen 26

Lovecraft Zero - volume 3 - Estraneo

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In questo volume
Il racconto breve Estraneo, scritto nel 1921 e pubblicato per la prima volta sul magazine Weird Tales nel 1926. 


Sinossi

Il misterioso protagonista di questa storia vive in un castello diroccato, cinto da una foresta che pare infinita, in cui la luce non giunge mai. Non ha alcun ricordo del suo passato ed è tormentato dalla solitudine. Quando decide di fuggire dalla sua dimora, alla ricerca dell’agognata luce del Sole, mette in moto una serie di eventi che gli riveleranno la natura del suo mondo e della sua stessa esistenza.


Tempo di lettura stimato

10 minuti.


Incipit

Infelice. 

Chi ricorda l’infanzia e prova soltanto paura e tristezza. Chi, guardando al passato, non vede altro che ore solitarie spese in sale lugubri, ornate di pesanti tendaggi e file vertiginose di libri antichi. Oppure veglie timorose, trascorse tra boschi crepuscolari fitti di alberi grotteschi, sproporzionati, strangolati dalle liane. I loro rami ritorti ondeggiavano piano, senza far rumore. Questo è il destino che gli dei mi hanno concesso. Torpore, delusione. Per me che sono arido e logoro. E’ un paradosso, ma questi ricordi sanno anche darmi gioia. Nei momenti in cui la mia mente si arrischia a spingersi oltre, mi aggrappo ad essi con tutte le mie forze.

Non so dove sono nato. Il castello in cui ha vissuto è infinitamente vecchio. Turpe. Crivellato da corridoi senza luce. Coperto da soffitti così alti da essere invisibili, ostruiti da ombre e ragnatele. Le pareti dei corridoi erano ammorbate da una umidità innaturale, e su tutto dominava un tanfo maligno: mucchi di cadaveri appartenenti a generazioni morte. Non c’era luce. Talvolta accendevo qualche candela e la fissavo a lungo. Mi dava sollievo. Non c’era alcun Sole oltre le finestre, perché alberi terribili sovrastavano ogni torrione accessibile. Solo una torre nera superava le fronde e si affacciava ad un cielo per me ignoto. In parte diroccata, la torre aveva una cima quasi irraggiungibile, se non scalandone le nude pareti, pietra dopo pietra.

Lovecraft Zero - volume 2 - Nyarlathotep
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In questo volumeIl racconto breve Nyarlathotep, scritto nel 1920 e pubblicato per la prima volta sul magazine The United Amateur nel novembre dello stesso anno. Inoltre, come extra, il volume contiene anche Storia del Necronomicon, scritto nel 1927.SinossiIl misterioso Nyarlathotep giunge dall’Egitto agli USA, portando una nuova scienza ed una nuova visione profetica ad un occidente ormai caduto nel caos e nel terrore.Tempo di lettura stimato10 minuti.
Incipit
Nyarlathotep. Il caos strisciante.Io sono l’ultimo. Mi udirà il vuoto in ascolto…Avvenne molti mesi fa. Non ne ricordo con chiarezza il principio. Una spaventosa pressione ci opprimeva: ad una stagione di tumulti politici e sociali si era aggiunta una indefinibile, minacciosa inquietudine. Il sentore, quasi fisico, di un pericolo all’orizzonte. Così diffuso ed onnicomprensivo da essere concepibile solo nei più angosciosi recessi del sogno. Le strade erano popolate da volti pallidi, nervosi. Alcuni sussurravano allarmi e profezie. Nessuno ammetteva a sé stesso di averle udite, né osava ripeterle ad alta voce. Un senso di colpa mostruoso intrideva la terra. Emerso dagli abissi che si celano tra le stelle, era simile ad un vento gelido. Il suo sibilo faceva tremare chi popolava luoghi bui e solitari. Il corso stesso delle stagioni aveva subito un’alterazione demoniaca. Il calore autunnale rifiutava di svanire, ingenerando in noi il timore che il mondo, e forse l’intero universo, si fosse sottratto al controllo degli dei o entità a noi familiari per finire sotto il giogo di dei o entità ignote.
Nov 24

Lovecraft Zero - volume 2 - Nyarlathotep

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In questo volume
Il racconto breve Nyarlathotep, scritto nel 1920 e pubblicato per la prima volta sul magazine The United Amateur nel novembre dello stesso anno. Inoltre, come extra, il volume contiene anche Storia del Necronomicon, scritto nel 1927.

Sinossi
Il misterioso Nyarlathotep giunge dall’Egitto agli USA, portando una nuova scienza ed una nuova visione profetica ad un occidente ormai caduto nel caos e nel terrore.

Tempo di lettura stimato
10 minuti.

Incipit

Nyarlathotep. Il caos strisciante.
Io sono l’ultimo. Mi udirà il vuoto in ascolto…
Avvenne molti mesi fa. Non ne ricordo con chiarezza il principio. Una spaventosa pressione ci opprimeva: ad una stagione di tumulti politici e sociali si era aggiunta una indefinibile, minacciosa inquietudine. Il sentore, quasi fisico, di un pericolo all’orizzonte. Così diffuso ed onnicomprensivo da essere concepibile solo nei più angosciosi recessi del sogno. Le strade erano popolate da volti pallidi, nervosi. Alcuni sussurravano allarmi e profezie. Nessuno ammetteva a sé stesso di averle udite, né osava ripeterle ad alta voce. Un senso di colpa mostruoso intrideva la terra. Emerso dagli abissi che si celano tra le stelle, era simile ad un vento gelido. Il suo sibilo faceva tremare chi popolava luoghi bui e solitari. Il corso stesso delle stagioni aveva subito un’alterazione demoniaca. Il calore autunnale rifiutava di svanire, ingenerando in noi il timore che il mondo, e forse l’intero universo, si fosse sottratto al controllo degli dei o entità a noi familiari per finire sotto il giogo di dei o entità ignote.

Lovecraft Zero - volume 1 - Dagon
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In questo volume
La storia breve Dagon, scritta nel 1917 e pubblicata per la prima volta sul magazine The Vagrant nel 1919.SinossiDopo essere fuggito dalla prigionia su una nave tedesca, al principio della prima guerra mondiale, un uomo naufraga su una misteriosa distesa melmosa. I segreti che racchiude questo nuovo continente minacceranno la sua salute mentale. E, forse, la sopravvivenza del genere umano.Tempo di lettura stimato10 minuti.
Incipit
Questa è la mia ultima notte. Senza soldi né morfina, la mia vita è una tortura che non posso reggere oltre. Mi tufferò dalla finestra di questo solaio e la mia tomba sarà la squallida strada che si allunga al di sotto. Sono un tossico, certo, ma non un debole né un debosciato. Dubito che comprenderai appieno le mie ragioni. Dopo aver letto queste pagine, scarabocchiate in preda all’angoscia, potrai forse intuire il motivo per cui non mi resta che una scelta binaria. Oblio o morte.Un tempo, lavoravo come sovrintendente in un piroscafo. Navigavo in mare aperto, in una delle zone più desolate del Pacifico. Un incrociatore tedesco abbordò la mia nave e fece prigioniero tutto l’equipaggio. Nonostante fossimo puro e semplice bottino, i nostri avversari ci trattarono con il rispetto e l’equanimità imposta dalle leggi del mare. La grande guerra era appena cominciata, e la flotta crucca non era ancora sprofondata nella barbarie che la caratterizzò in seguito. Durante i giorni della prigionia, mi resi conto che la loro disciplina lasciava molto a desiderare. Dopo soli cinque giorni, trovai il modo di evadere a bordo di una barchetta carica di acqua potabile e provviste. Mi sarebbero state sufficienti per un lungo tragitto. Ero libero, ma quelle acque mi erano sconosciute. La posizione del sole e delle stelle mi fece supporre di essere a sud dell’equatore, ma niente più di questo. Longitudine ignota. Nessuna isola in vista. Nessuna costa all’orizzonte. Purtroppo, non sono mai stato un gran timoniere. Privo di destinazione, passai innumerevoli giorni passati alla deriva, sotto la luce di un Sole feroce. Se la sorte mi avesse assistito, avrei avvistato una nave. O, almeno, il mare mi avrebbe vomitato sulle sponde di un’isola abitabile.L’infinità del blu mi circondava. Si fece soffocante. Cominciai a disperare.
Nov 24

Lovecraft Zero - volume 1 - Dagon

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In questo volume

La storia breve Dagon, scritta nel 1917 e pubblicata per la prima volta sul magazine The Vagrant nel 1919.

Sinossi
Dopo essere fuggito dalla prigionia su una nave tedesca, al principio della prima guerra mondiale, un uomo naufraga su una misteriosa distesa melmosa. I segreti che racchiude questo nuovo continente minacceranno la sua salute mentale. E, forse, la sopravvivenza del genere umano.

Tempo di lettura stimato
10 minuti.

Incipit

Questa è la mia ultima notte. Senza soldi né morfina, la mia vita è una tortura che non posso reggere oltre. Mi tufferò dalla finestra di questo solaio e la mia tomba sarà la squallida strada che si allunga al di sotto. Sono un tossico, certo, ma non un debole né un debosciato. Dubito che comprenderai appieno le mie ragioni. Dopo aver letto queste pagine, scarabocchiate in preda all’angoscia, potrai forse intuire il motivo per cui non mi resta che una scelta binaria.
Oblio o morte.
Un tempo, lavoravo come sovrintendente in un piroscafo. Navigavo in mare aperto, in una delle zone più desolate del Pacifico. Un incrociatore tedesco abbordò la mia nave e fece prigioniero tutto l’equipaggio. Nonostante fossimo puro e semplice bottino, i nostri avversari ci trattarono con il rispetto e l’equanimità imposta dalle leggi del mare. La grande guerra era appena cominciata, e la flotta crucca non era ancora sprofondata nella barbarie che la caratterizzò in seguito. Durante i giorni della prigionia, mi resi conto che la loro disciplina lasciava molto a desiderare. Dopo soli cinque giorni, trovai il modo di evadere a bordo di una barchetta carica di acqua potabile e provviste. Mi sarebbero state sufficienti per un lungo tragitto.
Ero libero, ma quelle acque mi erano sconosciute. La posizione del sole e delle stelle mi fece supporre di essere a sud dell’equatore, ma niente più di questo. Longitudine ignota. Nessuna isola in vista. Nessuna costa all’orizzonte. Purtroppo, non sono mai stato un gran timoniere. Privo di destinazione, passai innumerevoli giorni passati alla deriva, sotto la luce di un Sole feroce. Se la sorte mi avesse assistito, avrei avvistato una nave. O, almeno, il mare mi avrebbe vomitato sulle sponde di un’isola abitabile.
L’infinità del blu mi circondava. Si fece soffocante.
Cominciai a disperare.